Filare…………..

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E’ arrivato il libro sulla filatura gli ho già dato una scorsa e,forse (molto ottimisticamente!!!)penso che qualcosa dovrei riuscire a combinare però adesso mi chiedo? Dove le trovo le fibre per iniziare a provare?
Altra ricerca in rete………..
Poi male che vada potrei rivolgermi ad un pastore!!

E adesso mi chiedo anche :ma ,se poi vorrò tingere la mia lana che colori dovrò adoperare?
Mi sono ricordata che delle erbe con molto potere colorante sono queste:
CURCUMA
Pianta appartenente alla famiglia delle Zingiberacee. Genere comprendente erbe rizomatose dalle lunghe foglie semplici e dai fiori disposti in densi grappolispiciformi. Abitano l’Asia tropicale. Dalla CURCUMA longa, coltivata in India, si ricava una materia colorante gialla, la curcumina, che si adopera in tintoria.

INDACO
Sostanza colorante azzurra conosciuta e impiegata sin dalla più remota antichità, ancor oggi uno dei coloranti più importanti. Indaco naturale: è contenuto sotto forma di glucoside indacano in diverse piante del genere Indigofera (Indigofera Tinctoria, Leptostachya, ecc.), che crescono in India, Cina e in altre regioni tropicali e subtropicali; in Europa si coltivava un tempo per l’estrazione dell’INDACO l’Isatis tinctoria (guado dei tintori).
L’INDACO si estrae lasciando macerare in acqua le foglie o l’intera pianta raccolta nel periodo della fioritura. Sotto l’azione di enzimi contenuti nella stessa pianta l’indacano si scinde in glucosio e indosile che, per azione dell’aria, si ossida a INDACO che si separa in fiocchi azzurri. L’ INDACO naturale contiene oltre alla sostanza colorante azzurra detta indigotina o blu d’INDACO, che ne è il costituente principale, quantità più o meno grandi di indirubina o rosso d’INDACO, sostanza colorante rossa, di bruno d’INDACO, sostanza bruna solubile in acqua, di canferolo, o giallo d’INDACO, un derivato flavonico, di sostanze azotate (glutine d’INDACO) e di ceneri.

MALLO
È la buccia che riveste il guscio legnoso delle noci; dapprima è verde punteggiata di nero, poi a maturità si fende e si distacca, annerendo completamente. Ha sapore acerbo e aspro e poco odore. Botanicamente il mallo è una parte del frutto della noce essendo infatti costituito dall’eso- e mesocarpo; l’endocarpio invece lignificandosi è andato a costituire il guscio sopracitato. Nel mallo si trova un principio acre e amaro (inglandina) il quale sotto l’azione prolungata dell’aria e dell’umidità si trasforma in una sostanza nera, insipida, insolubile. Nel mallo si trova inoltre un particolare tannino sotto forma di un composto simile all’acido pirogallico, il quale si colora pure in nero all’aria. Per tali sostanze la buccia della noce viene utilizzata per tingere capelli, per rinvigorire e uniformare la colorazione dei legnami, come colorante di tessuti.

ROBBIA
Con questo nome e con quello di garanza si indica la radice macinata della Rubia Tinctorum, pianta erbacea perenne delle Rubiacee, coltivata per le sue proprietà tintorie (in varie gradazioni di rosso), fin dalla più remota antichità in India, Persia, Egitto, nota ai Greci e ai Romani venne introdotta dall’oriente in tutta italia e Francia: nel 1600 venne coltivata nell’Alsazia, in Slesia, in Olanda.
Dopo il 1870, in seguito alla preparazione sintetica della alizarina (C14 H8 O4) il prodotto viene venduto in pasta al 20-40%, tinge cotone, lana, seta. Il cotone deve essere prima inzuppato in olio per rosso turco o solforicinato, principio colorante della robbia, la sua importanza declinò; la coltivazione è ora praticata solo in oriente.
La Rubia Tinctorum ha fusto sottile quadrangolare, piccole foglie lanceolate, riunite in verticilli, fiori gialli terminali, radici numerose e ramificate. La radice fresca è cilindrica, lunga 20-30 cm., spessa 1-2 cm., con una cuticola di colore bruno rossiccio cui segue uno strato giallo. Le radici vecchie contengono una quantità maggiore di quelle giovani di colorante, per questa ragione si raccolgono nel terzo anno di vita (colorante 2%). Dopo essicamento e macinazione, forma una polvere color zafferano.

ZAFFERANO
Questo nome designa propriamente gli stimmi del fiore di Crocus Sativus (fam. Iridecee); per estensione lo si usa per indicare la pianta stessa, che è alta una decina di centimetri, dotata di bulbo-tubero rotondeggiante, carnoso, ricco di amido, rivestito di tuniche membranose brune; tale bulbo (che si pianta solitamente in luglio-agosto) produce dapprima un ciuffo di foglie erette, lineari, nel cui centro si forma lo scapo fiorale, per lo più uniflor. La fioritura avviene in autunno.
Lo zafferano, noto sin dall’antichità (è menzionato già in un papiro egiziano del 1550 a.C.) coltivato in Spagna sin dal X secolo, si coltiva oggi principalmente in Francia, Spagna, Iugoslavia (Macedonia), Russia, Iran, Italia, specialmente in Abruzzo. La raccolta dei fiori deve avvenire la mattina prima delle 10 (più tardi gli stimmi appassiscono); si staccano gli stimmi con le unghie e si seccano con opportune cautele (se la temperatura è troppo alta lo Zafferano divento nero o turchino scuro, se troppo bassa ammuffisce). Occorrono 80 Kg. di prodotto fresco per ottenere 1 Kg. di Zafferano commerciale. Per essere considerato un buon prodotto 1 mg. di Zafferano deve colorare sensibilmente 700 g. di acqua. L’elemento colorante è un glucoside: la crocina

L’avventura continua……………alla prossima puntata

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